|
|
 |
 |
 |
home/ itinerario/ i piemontesi e i briganti |
 |
 |
I Piemontesi e i briganti
Lo storico Pasquale Villari (1826-1917) afferma che ".il brigantaggio non nasce da una brutale tendenza al delitto, ma da una vera e propria disperazione. Diventa protesta selvaggia e brutale della miseria, contro antiche e secolari ingiustizie". Più recentemente, in "Campania & Napoli", il giornalista Emidio Novi scrive di un "sogno anarchico che portò un manipolo di rivoluzionari a tentare l'avventura dell'insurrezione sulle montagne del Matese".
Tra le due tesi, la violenza feroce degli ufficiali piemontesi, giunti nel Mezzogiorno dopo la conquista del Regno di Napoli ad opera di Garibaldi, e l'irresponsabile applicazione di esagerate tasse, giunta fino a quella che colpiva la macinazione del grano, che costrinsero masse di indigenti a ribellarsi e darsi "alla montagna", divenendo, nel lessico degli occupanti, "briganti"'.
L'itinerario si svolge in un percorso che tocca Campolattaro, Casalduni, Morcone e Pontelandolfo, dove la protesta diede vita alla formazione di bande che, a Pontelandolfo, il 7 agosto del 1861, issò la bandiera della rivolta. Già una settimana dopo, il 14 agosto, i bersaglieri del generale Cialdini si diressero a Pontelandolfo con l'ordine di reagire in modo che di quei paesi non rimanesse più "pietra su pietra". La brutalità della reazione, con oltre mille vittime, fu tale che il deputato milanese Giuseppe Ferrari la recriminò nella seduta parlamentare del successivo 2 dicembre.
|
 |
 |
|
 |
|
 |
 |